il Punto Coldiretti

Vino, cresce il fronte contro la liberalizzazione dei diritti di impianto

La Grecia ha chiesto all’Europa il mantenimento anche dopo il 2015 dei diritti di impianto nel settore vitivinicolo prevista dalla riforma della Ocm (Organizzazione comune di mercato) vino del 2007. Gli Stati membri ad essere contrari alla liberalizzazione salgono così a dieci: in tal senso si erano già pronunciati – con una lettera al Commissario Ue per l’agricoltura Dacian Cioloş – Francia, Germania, Italia, Cipro, Lussemburgo, Austria, Ungheria, Portogallo e Romania. 

L’abolizione dei diritti di impianto sul settore vitivinicolo europeo comporterebbe notevoli cambiamenti nelle zone viticole comunitarie, che inevitabilmente porterebbero verso un modello industrializzato più intensivo, a scapito delle aziende a conduzione familiare. La nuova regolamentazione creerebbe anche enormi squilibri di mercato e si tradurrebbe in una produzione troppo abbondante.

Questo scenario va nella direzione opposta rispetto a tutto il lavoro fatto negli ultimi anni dagli agricoltori europei per dare valore aggiunto alle produzioni e finirebbe inevitabilmente per penalizzare l’intero settore.

Anche Coldiretti condivide a pieno la battaglia per il mantenimento del sistema dei diritti di impianto nei vigneti, la cui eliminazione contribuirebbe a delocalizzare le superfici vitate verso i paesi dell’Est Europa che possono sopperire alla scarsa vocazione territoriale aggiungendo zucchero a mosti e vini per aumentare la gradazione. Una pratica, vietata in Italia (e che dovrebbe essere proibita in tutta l’area Ue), di cui non si trova traccia in etichetta perché non esiste alcuna norma che obblighi i produttori ad informare i consumatori.

Oggi chi acquista un vino dell’Ungheria, della Germania o di alcune zone della Francia non saprà mai se è stato aggiunto dello zucchero o se il vino è interamente esclusivamente ottenuto dalla fermentazione dell’uva o dei mosti, come invece viene garantito in Italia.

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