il Punto Coldiretti

Ambiente, una nuova direttiva sulle attività industriali inquinanti

Il parlamento europeo ha adottato con 402 voti favorevoli, 189 contrari e 54 astensioni la Relazione di Holger Krahmer avente ad oggetto una proposta di direttiva sulle emissioni industriali.

Di fatto, la Commissione europea aveva presentato, nel dicembre del 2007, una proposta di direttiva il cui obiettivo era quello di rivedere e fondere in una sola direttiva sette direttive esistenti relative alle emissioni industriali, tra le quali la direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (direttiva IPPC) che riguarda circa 52.000 impianti.

La direttiva stabilisce norme riguardanti la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento proveniente da una serie di attività industriali, fissa inoltre norme intese a evitare oppure, qualora non sia possibile, ridurre le emissioni di tali attività nell’aria, nell’acqua e nel terreno, e a impedire la produzione di rifiuti, per conseguire un livello elevato di protezione dell’ambiente nel suo complesso.

Più nel dettaglio, il disposto legislativo si applica agli impianti di combustione, di raffinazione di petrolio e gas, di gassificazione e di liquefazione di combustibili e di produzione di coke. Ma anche la produzione e trasformazione dei metalli, l’industria dei minerali (produzione di amianto, vetro e prodotti ceramici), l’industria chimica, le cartiere, gli impianti di tintura dei tessili e di concia delle pelli, i grandi macelli e gli allevamenti intensivi di pollame e suini, la gestione dei rifiuti (trattamento, stoccaggio, incenerimento e coincenerimento, rigenerazione, ricondizionamento e recupero, incluse le discariche) e il trattamento di acque reflue.

Riguardo agli allevamenti, approvando un emendamento del Ppe/De e dell’Ind/Dem l’Aula ha respinto la proposta della Commissione di modificare l’attuale campo d’applicazione distinguendo quelli attivi nell’allevamento di polli da carne da quelli dedicati alle galline ovaiole, alle anatre e ai tacchini. Propone invece di mantenere una sola categoria di allevamenti di pollame con 40.000 posti. Accoglie invece con favore l’estensione del campo d’applicazione alle attività di conservazione del legno e dei prodotti in legno, includendo però impianti di minore capacità rispetto alla proposta.

Come accade attualmente, i gestori degli impianti devono ottenere un’autorizzazione da parte dalle autorità competenti a svolgere la propria attività. L’autorizzazione è concessa solo agli impianti conformi ai requisiti previsti dalla direttiva, fermo restando che gli Stati membri hanno la facoltà di includere ulteriori disposizioni generali vincolanti per talune categorie di impianti, impianti di combustione e impianti di incenerimento o di coincenerimento dei rifiuti. In caso di violazioni che causano un pericolo per la salute umana e per l’ambiente, l’esercizio dell’impianto dovrà essere sospeso.

Gli Stati membri devono accertarsi che l’autorizzazione includa tutte le misure necessarie per soddisfare i principi generali riguardo agli obblighi fondamentali dei gestori fissati dalla direttiva. I gestori, ad esempio, devono prendere opportune misure di prevenzione dell’inquinamento, applicare le migliori tecniche disponibili, verificare i fenomeni di inquinamento significativi, evitare la produzione di rifiuti o provvedere a recuperarli e ad eliminarli evitandone e riducendone l’impatto sull’ambiente.

Devono anche utilizzare l’energia in modo efficace, adottare le misure necessarie per prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze, evitare qualsiasi rischio di inquinamento al momento della cessazione definitiva delle attività e ripristinare il sito stesso.

L’attività industriale rappresenta una parte importante della nostra economia ma, al tempo stesso, contribuisce all’inquinamento ambientale, alla produzione di rifiuti e al consumo di energia.

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