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Consiglio ambiente, più potere agli stati contro gli ogm

I Ministri dell’Ambiente hanno intrapreso, nel corso del Consiglio svoltosi a Lussemburgo, un dibattito  sugli organismi geneticamente modificati, sulla base di un documento redatto e presentato dal governo austriaco, con il sostegno di Bulgaria, Irlanda, Grecia, Cipro Lettonia, Lituania, Ungheria , Malta e Slovacchia, con l’obiettivo di rilanciare il dibattito sulla possibile revisione dell’attuale normativa Ue in materia di autorizzazione alla coltivazione di ogm.

Di fatto, da tempo i Ministri  stanno cercando una soluzione alla situazione attuale caratterizzata dall’incapacità  di raggiungere, in ambito di Consiglio dei Ministri, la maggioranza (qualificata) richiesta per autorizzare la commercializzazione, ma soprattutto la coltivazione e la sospensione delle “clausole di salvaguardia” imposte dagli Stati membri, di organismi geneticamente modificati.

Più nel dettaglio, le delegazioni firmatarie del documento hanno proposto di definire un nuovo approccio al sistema delle autorizzazioni che prenda in considerazione anche elementi di carattere socio-economico e rafforzi il ruolo degli Stati membri riconoscendo a questi ultimi la possibilità di proibire o regolamentare la coltivazioni di ogm sul loro intero territorio (o in determinate aree di questo).

Tale possibilità, che troverebbe il suo fondamento giuridico nel principio di sussidiarietà (art.5 Trattato CE), necessita tuttavia di una modifica della legislazione vigente che stabilisca, in primo luogo, quali siano i criteri socio-economici che devono essere tenuti in considerazione nel corso della procedura di valutazione/autorizzazione, e successivamente, sancisca il diritto di uno Stato membro di vietare/restringere la coltivazione di ogm sul proprio territorio sulla base di tali criteri.
Gli Stati membri che sostengono questa iniziativa hanno chiesto infine alla Commissione di adoperarsi per la predisposizione di proposte legislative.

Tra gli altri i temi all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri dell’ambiente si evidenzia l’accordo politico raggiunto sul pacchetto legislativo sulle emissioni industriali, che raggruppa in una ben sette direttive tra cui quella relativa alla  Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento (IPPC), la protezione del suolo, il cambiamento climatico e l’iscrizione dell’olio di paraffina nell’Allegato I della direttiva 91/414 (autorizzazione di prodotti fitosanitari).

Con riferimento alla direttiva sulla Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento, si segnala che i Ministri hanno raggiunto un accordo politico.
Di particolare rilievo la decisione di non estendere, come previsto nella proposta della Commissione, il campo di applicazione della futura legislazione alle piccole aziende agricole riconfermando di fatto la posizione assunta in precedenza dal Parlamento europeo.

Tale decisione lascia dunque inalterati i criteri attualmente in vigore secondo cui solo le aziende agricole con più di 40.000 polli, 750 scrofe 200 suini da ingrasso e con una potenza termica nominale pari o superiore a 50 MW rientrano nel campo di applicazione della direttiva.

Il dossier, che verrà adottato secondo la procedura di codecisione, sarà trasmesso al Parlamento europeo in seconda lettura.
In merito al suolo la Presidenza Ceca si è limitata a presentare un rapporto sullo stato dell’arte nell’adozione della nuova legislazione comunitaria alla quale si sono sin dal principio opposti i vecchi Stati membri, dando vita ad una minoranza di blocco. Il dossier  rientrerà presumibilmente nel programma di lavoro della Presidenza spagnola (1 gennaio 2010), nel corso della quale è attesa la conclusione del procedimento in prima lettura. 

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