Il Parlamento europeo dichiara guerra al lavoro nero
Il Parlamento europeo, facendo seguito alla Comunicazione della Commissione Europea volta a rafforzare la lotta al lavoro nero, ha approvato la relazione dell’on. Antonio Panzeri (PSE) in cui si auspica una strategia europea che, oltre a prevedere sanzioni più severe per i datori di lavoro che occupano manodopera non in regola, proponga incentivi per le PMI. Secondo gli eurodeputati, il lavoro nero rappresenta un problema complesso che coinvolge tutta l’Unione e in molti Stati Membri è in continuo aumento. Per tale motivo, viene accolta la proposta della Commissione Europea di affrontare la problematica con una strategia comune, attraverso un coordinamento e una cooperazione amministrativa fra le istanze amministrative di controllo a livello nazionale, gli ispettorati del lavoro e le parti sociali, gli enti previdenziali e le autorità fiscali. Per quanto riguardo gli incentivi per le imprese che si impegnano a trasformare il lavoro nero in economia formale, il Parlamento europeo propone l’aumento dell’aliquota di reddito non imponibile, oltre alla riduzione dei costi non salariali associati all’occupazione legale. Inoltre, gli Stati Membri sono sollecitati a rendere i loro sistemi di tassazione e di protezione sociale quanto più semplici possibile e trasparenti. Un ruolo fondamentale nella lotta al lavoro nero lo giocano le organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Per tale motivo, devono essere incoraggiate, soprattutto attraverso la riduzione degli oneri amministrativi e delle procedure per le piccole e medie imprese. Questi incentivi dovranno essere accompagnati anche da una maggiore applicazione dei salari minimi che ancora non esistono in tutti i Paesi dell’Unione. Alla politica degli incentivi, il Parlamento europeo affianca quella di sanzioni più severe per coloro che continuano a far uso del lavoro sommerso. Tuttavia, gli eurodeputati ricordano che una politica esclusivamente repressiva, se non seguita da un miglior coordinamento tra Stati membri, potrebbe concentrare il lavoro sommerso negli Stati meno strutturati e nelle economie meno regolate. Raccomanda quindi la conclusione di "accordi" a livello regionale, nazionale e locale per fornire una risposta graduale e settoriale al fenomeno del lavoro illegale e per promuovere misure che forniscano soluzioni efficaci. In proposito, invita la Commissione a proporre agli Stati membri ed ai soggetti sociali ed economici un "patto per l’emersione dal sommerso", volto a permettere l’emersione graduale delle attività non dichiarate. Tale patto dovrebbe coprire un periodo transitorio limitato senza il ricorso a sanzioni, allo scadere del quale si dovranno però prevedere meccanismi di inasprimento del regime sanzionatorio. In conclusione, Il Parlamento chiede a quegli Stati membri che hanno applicato regimi transitori alla libera circolazione dei lavoratori nell’Unione di aprire il proprio mercato del lavoro per tutti i lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri, poiché tali limitazioni fanno aumentare il ricorso al lavoro sommerso e determinano squilibri territoriali. Nel caso dei lavoratori che beneficiano della libertà di circolazione, invece, gli Stati membri dovrebbero attuare campagne di informazione al fine di sensibilizzare a questo tema sia i lavoratori, sia i datori di lavoro. |
Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni
Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.