La Commissione pensa a più fondi ai paesi in via di sviluppo
La Commissione europea dovrebbe proporre entro la fine di Luglio al Consiglio dei Ministri dell’UE (il condizionale è d’obbligo) di destinare un miliardo di euro per aiutare gli agricoltori dei Paesi meno avanzati ad aumentare la loro produzione e far fronte al forte aumento dei prezzi agricoli mondiali. Queste risorse proverrebbero dalla parte non spesa del bilancio agricolo e ammonterebbero a 750 milioni per il 2008 e 250 milioni per l’anno successivo. La proposta, annunciata dal Presidente della Commissione europea Barroso in occasione del G8 in Giappone, doveva essere approvata dal collegio dei Commissari europei svoltosi l’8 Luglio, ma il tutto è stato rinviato. Sebbene la Commissione sostenga l’accordo unanime da parte di tutti i Commissari e il rinvio sia dovuto a questioni tecniche, potrebbe essere verosimile che uno stop sia arrivato proprio da parte degli Stati Membri. Infatti, mentre il Ministro dell’Agricoltura e della Pesca francese Michel Barnier ha accolto la volontà della Commissione europea con molta prudenza, riserve sono state espresse dal Cancelliere tedesco Angela Merkel. Intanto, l’Unione Europea e i sui Stati Membri contribuiscono al finanziamento per lo sviluppo dei Paesi meno avanzati già per il 60% del totale. Nonostante ciò, il settore agricolo dei Paesi meno avanzati è stato continuamente sfavorito a vantaggio di altri settori produttivi, con investimenti scarsi che hanno condotto ad uno sviluppo non sostenibile che è tra le cause principali della crisi mondiale attuale. E’ per tale motivo che l’agricoltura va promossa ed incentivata ovunque e soprattutto nei Paesi meno avanzati. Ma questo non significa per forza allocare nuove risorse finanziarie, bensì fare in modo che vengano spese bene quelle già disponibili. Infatti, se non si creano le condizioni necessarie all’ottimizzazione delle risorse, con un settore agricolo che ricopra il ruolo centrale che normalmente gli spetta nello sviluppo economico di un Paese, non ci saranno risorse sufficienti ad invertire la situazione attuale e risolvere problemi quali quelli dell’alimentazione mondiale. Manovre finanziarie sul cibo che hanno aperto le porte alle grandi speculazioni internazionali che stanno “giocando” senza regole sui prezzi delle materie prime agricole dove hanno provocato una grande volatilità impedendo la programmazione e la sicurezza degli approvvigionamenti in molti Paesi. Per dare stabilità ai mercati occorre investire nell’agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali da orientare al consumo interno per sfamare la popolazione. La crisi alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori perché questi non consentono all’agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è più in grado di riprendersi anche in condizioni positive. Gli ultimi mesi hanno dimostrato la grande vulnerabilità di un sistema impostato sulla liberalizzazione spinta del mercato che ha favorito una nuova “colonizzazione” dei paesi più poveri che sono stati indotti dagli alti prezzi ad esportare invece che a soddisfare il crescente fabbisogno interno. |
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