L’Europa non rinnega il no di Francia e Grecia agli Ogm
Niente maggioranza qualificata: questo l’esito del voto, nell’ambito del Comitato Permanente per la Catena alimentare e la salute degli animali, sulle due proposte di decisione della Commissione europea rivolte alla Grecia e alla Francia e volte a revocare il divieto stabilito dai due stati di coltivare sul proprio territorio la varietà di mais geneticamente modificata Mon 810. In merito al primo dei due provvedimenti nazionali si ricorda che il 3 febbraio 2006 le Autorità greche notificarono alla Commissione europea l’adozione, secondo quanto previsto dall’articolo 18 della direttiva 2002/53 e dell’articolo 23(1) della direttiva 2001/18, di una norma nazionale che vietava la vendita sul territorio ellenico di semi delle 31 varietà di mais ibrido Ogm contenente il Mon 810, per un periodo di 18 mesi (successivamente prorogato per altri 24 mesi). Tale provvedimento era stato giustificato sulla base di una serie di assunti tra cui l’invocazione del principio di precauzione, la constatazione che la valutazione del rischio svolta al momento della prima autorizzazione (1998) era superata, il voto a maggioranza qualificata, nel giugno del 2005, con il quale il Consiglio dei Ministri aveva respinto a la proposta della Commissione di rimuovere un analogo divieto imposto dall’Austria, gli obblighi internazionali derivanti dal Protocollo di Cartagena e infine nuovi dati scientifici che confermano il rischio immediato per l’ambiente e la salute umana legato alla commercializzazione e coltivazione del mais Mon 810 (effetti indesiderati su insetti no target, la difficoltà di garantire una coesistenza a causa dei forti venti estivi. Con riferimento alla Francia, le misure di emergenza, volte a proibire la coltivazione di mais Ogm Mon 810, sono state adottate dal governo francese l’8 febbraio 2008. Le ragioni addotte sono riscontrabili nella presenza di nuovi elementi scientifici relativi alla caratterizzazione della dispersione del polline e le sue conseguenze in termini di impollinazione incrociata tra coltivazioni Ogm e non sia a livello locale che in termini di disseminazione e persistenza della tossina Bt, i sintomi di resistenza da parte degli organismi target e gli effetti negativi su organismi non target. A seguito delle due notifiche la Commissione europea aveva chiesto all’Efsa di svolgere un’ulteriore valutazione del rischio. Nei nuovo parere, adottati nel novembre del 2006 e nell’ottobre del 2008, l’Efsa ha dichiarato che i nuovi elementi scientifici apportati non mettono in discussione quanto precedentemente affermato ovvero che la coltivazione di questo mais Ogm non rappresenta un rischio per la salute umana e l’ambiente, tale da giustificarne il divieto. La mancanza di una maggioranza qualificata, che vede contrapporsi una serie di paesi favorevoli alle proposte della Commissione europea (Regno Unito, Svezia, Finlandia, Slovacchia, Romania, Portogallo, Paesi Bassi, Spagna ed Estonia) ad altri contrari ( Francia, Slovenia, Belgio, Irlanda, Grecia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Austria e Polonia) ed ancora ad altri che hanno preferito astenersi dal voto, tra cui l’Italia (assieme a Bulgaria, Danimarca, Repubblica Ceca e Malta). A livello procedurale, il mancato conseguimento di una maggioranza qualificata a livello di Comitato Permanente, fa sì che la decisione venga rimessa al Consiglio dei ministri. Se anche il Consiglio non riuscirà a raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per adottare o respingere le due proposte della Commissione, sarà questa ultima ad adottare una decisione finale. Sviluppi sono attesi nei prossimi mesi di maggio o giugno. |
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