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Mangimi: verranno reintrodotte le farine animali?

Quando e a quali condizioni verranno reintrodotte le farine animali nell’alimentazione del bestiame? E’ questo l’interrogativo al quale la Commissione europea cercherà, nei prossimi mesi, di dare una risposta.

Non si tratta più dunque di capire se l’Esecutivo comunitario è favorevole o meno alla reintroduzione delle farine animali nei mangimi, ma piuttosto, di sapere quando e a quali condizioni questo avverrà. Infatti, in base alle recenti dichiarazioni dal nuovo commissario europeo alla salute, Androulla Vassiliou, la Commissione intende proporre, "entro la fine dell’anno", la rimozione parziale del divieto di utilizzare proteine animali nei mangimi, per il solo  settore suinicolo e avicolo, permettendo così agli allevatori di nutrire i maiali con farine di pollame e viceversa.

La nuova proposta, da tempo invocata da parte dagli allevatori, ha come obiettivo quello di far fronte alle difficoltà incontrate dal settore suinicolo, in particolare,  di avere una maggior disponibilità di mangimi composti. Le farine animali rappresenterebbero inoltre, a giudizio di buona parte degli operatori del settore, uno strumento per mantenere la competitività della produzione comunitaria.

L’adozione di questo provvedimento, che deroga alla normativa varata nel 2001, in seguito della crisi della mucca pazza, lascia comunque aperti alcuni interrogativi.

In primo luogo è necessario capire se i consumatori hanno davvero mentalmente superato la crisi della mucca pazza e se sono pronti ad acquistare carni di animali non alimentati al 100% con mangimi vegetali.

Ulteriore questione è verificare se l’industria avicola di trasformazione sia in grado di fornire grandi quantità di farine e che, pertanto, la futura decisione non sia il preambolo al reinserimento anche delle farine animali di origine bovina.

Ed infine, per quanto concerne le modalità di reintroduzione, è necessario tener presente che al momento non esistono strumenti di controllo che permettano di distinguere le farine di maiale, da quelle fabbricate a partire da altre specie, come quelle  dei ruminanti (bovini ed ovini). In pratica, ciò significa che le attuali tecniche non sono in grado di garantire al 100% l’assenza di rischio di cannibalismo.

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