il Punto Coldiretti

Stop alla clonazione da parte del Parlamento europeo

“Vietare la clonazione di animali a scopi alimentari, le importazioni di animali clonati, della loro progenie e del loro seme nonché i prodotti ottenuti da animali clonati o dalla loro progenie”, sono queste le richieste del Parlamento europeo alla Commissione, contenute in una proposta di Risoluzione promossa dal Presidente della commissione agricoltura, Neil Parish.

Molte le ragioni alla base di tale richiesta, prima tra tutte la considerazione degli animali come esseri senzienti e l’obbligo di applicare la normativa comunitaria volta alla loro protezione.

Il Parlamento europeo, sulla base di quanto riportato nel parere, provvisorio, dell’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), pone l’accento sui bassi tassi di sopravvivenza per gli embrioni impiantati e gli animali clonati, sull’alta percentuale di mortalità e di malattia dei cloni, più elevata rispetto a quella degli animali concepiti per via sessuale, e sui disturbi, causati dagli aborti in fase avanzata della gravidanza, per la salute delle madri in affitto.

In accordo con quanto affermato dal Comitato Etico, nella Risoluzione dell’On. Parish, viene contestata la legittimità etica della clonazione di animali a scopi alimentari, ribadendo che non vi sono argomentazioni convincenti che giustifichino la produzione alimentare ottenuta dai cloni e dalla loro progenie, tenuto conto dei livelli di sofferenza e dei problemi di salute delle madri in affitto e degli animali clonati.

Ulteriore argomentazione, a sostegno della posizione del Parlamento europeo, riguarda la protezione della diversità genetica del patrimonio zootecnico, che secondo gli europarlamentari sarebbe compromessa dall’applicazione delle tecniche di clonazione, in quanto aumenterebbero le probabilità che intere mandrie siano decimate da malattie.

Le argomentazioni apportate dal Parlamento europeo trovano ampio seguito nelle preoccupazioni espresse da Coldiretti, da sempre contraria all’applicazione di tale pratica nell’Unione europea in quanto ritenuta di nessun vantaggio, sia per i produttori che per consumatori.

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