Trattato di Lisbona, gli effetti per l’agricoltura del no irlandese
Il 12 giugno con una maggioranza del 53,6% gli irlandesi hanno detto “no” alla ratifica del Trattato di Lisbona, bloccandone, in sostanza, la prevista entrata in vigore per il 1° gennaio 2009. Si tratta del secondo stop al processo di integrazione dell’Unione verificatosi negli ultimi anni, dopo la bocciatura del Trattato Costituzionale da parte della Francia e dell’Olanda, che aveva aperto la strada a riforme più moderate come quelle previste dal Trattato di Lisbona. Ancora una volta, quindi, l’UE rimane ferma su delle regole di convivenza largamente non condivise, ma che non riesce a modificare. Infatti, il Trattato di Lisbona portava con sé molteplici cambiamenti: una Commissione più snella, la creazione di un Presidente dell’Unione, un Commissario alle relazioni esterne e vicepresidente della Commissione incaricato della politica estera, la possibilità per i Paesi che lo volessero di intraprendere una coesione rafforzata, l’introduzione di nuove politiche come quella per la lotta ai cambiamenti climatici o anche una politica comune dell’energia, l’introduzione del voto a maggioranza per la maggior parte delle politica lasciando l’unanimità soltanto per la politica estera, quella fiscale, quelle sociali e la revisione dei trattati; un nuovo sistema di voto in seno al Consiglio, una diminuzione del numero dei parlamentari europei fissato definitivamente a 750 ed il passaggio di molte materie alla procedura legislativa della codecisione che prevede il coinvolgimento nell’iter di tutte e tre le istituzioni comunitarie. Tra queste materie rientra anche l’agricoltura che sarebbe dovuta passare quindi dalla procedura di consultazione, in cui il parere del Parlamento europeo non è vincolante a quella ordinaria della codecisione, in cui il Consiglio dei Ministri e l’assemblea degli Eurodeputati hanno lo stesso peso e possono modificare, approvare o respingere le proposte della Commissione o gli emendamenti da essi presentati rispettivamente. Sarebbe stato un cambiamento importante per l’agricoltura europea in quanto il maggiore coinvolgimento del Parlamento avrebbe reso il sistema molto più democratico, avvicinando la PAC ai cittadini ed emancipandola dalla singola volontà dei governi. Ciò è stato reso vano, quindi, dalla bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda, ma gli Stati Membri e la Commissione europea stanno già riflettendo su come venire fuori da questo empasse. Una opzione potrebbe essere quella che gli altri Paesi dell’UE continuino nel processo di ratifica del Trattato per poi chiedere all’Irlanda di ritornare a votare come già fatto in passato, ma questa volta sotto la pressione di un rischio di isolamento politico; un’altra possibilità potrebbe essere quella di inserire molte delle riforme proposte nel Trattato di Lisbona nel futuro trattato di adesione della Croazia. Questo potrebbe essere un espediente per evitare la ratifica tramite referendum, visto che i trattati di adesione sono ratificati per via parlamentare. In fine, non sono poche le voci di chi invita i Paesi più europeisti a mettersi insieme e a spingere verso una maggiore integrazione tra di essi lasciando da parte coloro che sino ad oggi si sono dimostrati euro scettici. |
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