Etichettatura, tassazioni dei cibi dannosi e stop al marketing nocivo: le ricette dell’Oms per favorire diete sane
Servono politiche che rendano il cibo sano la scelta più semplice e per raggiungere l’obiettivo le misure indicate sono, tra le altre, l’etichettatura sul fronte della confezione, la tassazione dei prodotti dannosi per la salute, la protezione dei bambini dal marketing nocivo. E’ la strategia indicata da anni dalla Coldiretti che della messa al bando dei cibi ultraformulati e dannosi per la salute, soprattutto dei più giovani sta facendo il suo cavallo di battaglia. Ma queste indicazioni sono arrivate dal Rapporto Onu sulla fame nel mondo presentato nei giorni scorsi. Questo vuol dire che la necessità di investire su una dieta alimentare sana è recepita a livello mondiale e che il contrasto ai cibi ultraformulati o peggio di laboratorio non è una visione di chi si muove contro la ricerca. A rilanciare la necessità di investire su una dieta sana è stato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha spiegato “Le diete sane non sono un lusso: sono il fondamento della salute e devono essere alla portata di tutti”. La fame nel mondo è diminuita per il terzo anno consecutivo, ma resta ancora molto da fare perché si rileva ancora una situazione disomogenea tra le aree del globo. Se Asia, America Latina e Caraibi hanno registrato miglioramenti, l’Africa è ancora indietro sulla sicurezza alimentare. Il rapporto ha analizzato le conseguenze del conflitto in Medio Oriente e ha stimato che nei prossimi cinque anni l’impatto della crisi sull’inflazione, per il rincaro dei dei costi di energia e fertilizzanti, potrebbe favorire l’aumento, rispetto alle proiezioni pre conflitto, delle persone che soffrono la fame: 510-520 milioni a fronte di 503milioni. All’impatto della guerra si aggiunge quello della crisi climatica. Secondo gli autori del rapporto (Fao, Ifad, Unicef, Pam e Oms) il conflitto in Medio Oriente, gli eventi climatici estremi e la riduzione dell’aiuto pubblico allo sviluppo e ai finanziamenti umanitari potrebbero incidere negativamente sui risultati finora ottenuti per debellare la fame nel mondo. |
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