il Punto Coldiretti

Calano le superfici ogm in tutta Europa

E’ una notizia di questi giorni: il calo delle semine Gm in Francia avrebbe portato ad una diminuzione delle superfici coltivate in questo modo in tutta Europa. Fino all’anno scorso, al contrario, vi sarebbe stato un aumento del 21% delle superfici dedicate. La Francia era fino all’anno scorso il secondo produttore europeo di Gm, dopo la Spagna. Del resto, solo una varietà vegetale Ogm può essere legalmente coltivata in Europa, dopo la sua autorizzazione circa 10 anni fa (il mais Bt).

I dati, di Europa bio, riflettono la moratoria commerciale che Parigi ha deciso di porre sugli Ogm, in attesa di nuove e stringenti valutazioni scientifiche che considerino anche aspetti potenzialmente controversi attualmente non del tutto considerati dall’Efsa, come gli effetti a lungo termine sull’ambiente e sulle persone. Proprio l’Agenzia Europea per l’Ambiente avrebbe sottolineato la necessità di un maggiore competenza sulle materie ambientali, in particolare sull’ecologia.

Ad oggi invece, l’approccio seguito dall’Agenzia alimentare sembra abbastanza focalizzato sul prodotto e sulla sua presunzione di equivalenza sostanziale. Infatti, solo nel caso in cui si abbiamo alterazioni di caratteri fenotipici vegetali o alterazione di organismi non target o altri fenomeni immediatamente visibili, Efsa procede secondo le valutazioni di sicurezza proprie della non equivalenza sostanziale.

Nonostante i rappresentanti dell’industria Gm chiedano maggiore supporto dalla ricerca istituzionale, per dimostrare che non vi sarebbero effetti avversi sulla salute, non si sarebbero ancora verificate le diminuzioni di fertilizzanti, e fitosanitari richieste; parimenti le rese non sarebbero state significativamente più alte.

Ma dopo la ricerca da 70 milioni di dollari del 2001, la  CE avrebbe lasciato spazio alle ricerche private. Gli Amici della Terra, in uno studio recente – “Chi trae vantaggio dagli Ogm?” – sottolinea come l’81% degli organismi geneticamente modificati sarebbe dotato del gene erbicida e come tale gene, favorendo lo sviluppo di varietà resistenti all’erbicida, di fatto aumenti il fabbisogno di pesticidi nuovi e più tossici.

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