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Con stop a bibite gassate 180.000 obesi in meno nel Regno Unito

Una tassa sui soft drink? Nel Regno Unito costerà il 15% alle imprese in termini di calo di vendite, dovrà avere un valore pari ad almeno il 20%, e consentirà di “salvare” 180mila adulti dall'obesità. Questi i crudi fatti presentati da uno studio apparso sul British Medical Journal. La ricerca, inoltre, per la prima volta sottolinea come una tassa di questo tipo potrebbe essere più efficace per un particolare gruppo della popolazione, quello dei giovani fino a 30 anni. Proprio perché sono quelli maggiormente esposti al consumo di bibite gassate. Ma anche perché – avendo un reddito basso – sono più sensibili al cambio relativo dei prezzi in ragione di una tassazione più elevata.

L'impatto dovrebbe essere una diminuzione delle persone sovrappeso pari all'1,3% e delle persone obese (0,9%, pari a 285mila). Poco, tanto? Difficile a dirsi, in una analisi costi-benefici complessa. Certo che se i numeri assoluti sembrano grandi, la percentuale della popolazione è piccola. Ma trattandosi di un singolo intervento, è impressionante comunque il risultato.

In base allo studio, condotto dalle Università di Oxford e Reading, una tassa del 10% avrebbe all'incirca la metà dell'efficacia. I consumatori messi di fronte a tasse più elevate, comincerebbero ad acquistare bevande sostitutive come caffè, tè e bevande senza zuccheri.

Altri effetti positivi associati all'iniziativa potrebbero essere di tipo economico, per il sistema sanitario nazionale. Infatti, con circa 8 sterline alla settimana a persona, si potrebbero recuperare 276 milioni di sterline, equivalenti a 326 milioni di euro. Questo denaro potrebbe essere utilizzato per migliorare la dieta della popolazione tramite, ad esempio, sussidi per il consumo di alimenti sani come frutta e verdura. La scelta di incentivare i prodotti sani e da filiera corta, ad alto contenuto agricolo – rispetto a quelli industriali – è già presente nel programma americano di assistenza alimentare che consente di usare i buoni alimentari nell’acquisto dai farmer market. Ad oggi 2093 mercati degli agricoltori consentono questa possibilità, e sono in rapida crescita.

Questo aspetto derivato, ma non certo secondario, di incentivi è uno dei punti di forza dei sistemi di tassazione sui “junk food”. Infatti la tassazione non ha soltanto una argomentazione negativa, ma anche una positiva: ridistribuendo non solo il reddito ma anche dei “valori alimentari”, rendendo più facile il consumo di cibo sano e più difficile quello di cibo meno sano.

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