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Prandini alla Commissione Ue: ”No al nutriscore e ai cibi sintetici”

No alle pagelle sui cibi, sì all’etichettatura di origine. Occorre un approccio scientifico e non ideologico per  offrire una corretta informazione ai consumatori su quello che portano a tavola. Il piano dell’Unione europea, che punta a  dettare le regole su una corretta alimentazione indispensabile per un’azione di prevenzione contro il cancro deve dunque  partire da una comunicazione appropriata e non fuorviante.

“L’impegno  è dare una corretta informazione  che parte da un rapporto di collaborazione con medici, pediatri, nutrizionisti. La battaglia dei negazionisti al consumo di carne e alcol crea  danni. E’ necessario dunque un nuovo approccio della politica Ue che non si pieghi agli interessi delle multinazionali”: lo ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel suo intervento  all’evento  su "Piano Ue lotta contro il cancro: quale contributo della filiera”  promosso  il 24 marzo a Bruxelles  da Coldiretti, Filiera Italia, Eat Europe e Farm Europe con la collaborazione dei gruppi parlamentari europei PPE, S&D e Renew Europe. L’iniziativa è stata promossa  per offrire un contributo  alle iniziative della Commissione europea in termini di etichettatura  per evitare che vengano messi ingiustamente sul banco degli imputati alcuni prodotti, in primis carne e vino, per i quali sarebbero ipotizzate indicazioni allarmistiche e taglio delle risorse per le attività promozionali. Prandini ha evidenziato come la Dieta Mediterranea rappresenti un patrimonio non solo perché riconosciuta come patrimonio dell’Unesco, ma perché  esprime il corretto stile dei consumi alimentari. La differenza evidenziata  nel corso del dibattito è  tra uso e abuso.

“E’ del tutto improprio – ha spiegato il presidente della Coldiretti - assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità e a più bassa gradazione come la birra e il vino che in Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita “lento”, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre all’assunzione sregolata di alcol”

Prandini ha anche contestato i cibi “costruiti” il laboratorio che rischiano di sostituire il cibo naturale. Dal leader della Coldiretti è arrivata poi una bocciatura senza appello per il nutriscore perché “ non è un colore che può dire se il cibo fa bene o male. E’ valida invece la proposta italiana – ha aggiunto- perché indica le quantità corrette del prodotto da consumare. “Il nostro impegno è di mettere al centro l’interesse dei consumatori”.  In quest’ottica è importante l’etichettatura di origine che può rappresentare anche i Paesi meno evoluti una spinta a investire sulla qualità. E comunque la lotta al cancro non si combatte promuovendo i prodotti che contengono più chimica come  la carne prodotta in laboratorio. Come si può dire  che con questi sistemi si premia la qualità?

Le pericolose semplificazioni e generalizzazioni sono state contestate anche da Luigi Scordamaglia, consigliere  delegato di Filiera Italia, che ha ricordato il primato della longevità dell’Italia dove le maggiori aspettative di vita sono legate soprattutto alla dieta equilibrata. Quanto ai rischi per la salute dal consumo di carne Scordamaglia ha sottolineato che nel nostro Paese il consumo giornaliero è di 74  grammi al giorno al di sotto della media ottimale indicata dall’Oms.

Sugli alimenti di sintesi ha evidenziato la mancanza di informazione  e di controlli richiesti per i medicinali a cui questi prodotti di laboratorio possono essere  assimilati.

A una informazione seria si sono appellati anche gli altri interventi. Per l’europarlamentare Paolo De Castro la sfida dell’agricoltura si gioca sulla capacità di offrire informazioni con un’etichettatura corretta che favorisca le scelte consapevoli dei consumatori ma non le condizioni. E dunque è necessario un approccio scientifico.

Il professor Frederic Leroy  ha denunciato l’eccesso di sensazionalismo nell’associazione di alcuni cibi al cancro  anche perché spesso – ha detto – i dati elaborati non sono appropriati. Per questo servono standard scientifici attendibili.  L’obiettivo da perseguire è una dieta corretta. E comunque per Leroy tra gli alimenti elaborati ci sono quelli più a rischio.

Anche per l’europarlamentare Herbert Dormann la lotta al cancro passa per una nutrizione più equilibrata e di alata qualità. Nel mangiar male non c’è alcun interesse dell’agricoltura che ha solo nel più alto valore delle produzioni la sua opportunità di sviluppo. Come nel caso del vino: il settore punta a promuovere un consumo moderato ma di alta qualità. E proprio per sostenere standard qualitativi sempre più elevati serve ancora di più investire nella promozione a livello internazionale.

Da un sondaggio on line di Coldiretti divulgato in occasione dell’incontro  è emerso che quasi un italiano su quattro (23%) smetterebbe di bere vino o ne consumerebbe di meno se in etichetta trovasse scritte allarmistiche come quelle apposte sui pacchetti di sigarette.

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