il Punto Coldiretti

L’Ue adotta il “pacchetto qualità”, più tutela contro il falso a tavola

La Commissione Europea ha formalmente adottato quattro proposte normative, riunite in quello che è stato definito il “pacchetto qualità”, dopo un percorso di approfondimento durato alcuni anni e che ha visto la presentazione nel 2008 del “Libro Verde sulla qualità” e nel 2009 la “Comunicazione al Parlamento Europeo e al Consiglio sulla politica di qualità dei prodotti agricoli”.

I quattro progetti normativi del  “pacchetto qualità” consistono in: una proposta di regolamento sui regimi di qualità dei prodotti agricoli, volto a conferire coerenza e chiarezza ai regimi dell'Ue; una proposta di modifica al Regolamento Ce 1234/2007 sugli standard di mercato, nell’ambito della Ocm unica; una linea guida sull’etichettatura degli alimenti che utilizzano Dop e Igp come ingredienti. una linea guida sugli schemi volontari di certificazione.

Con la prima proposta di regolamento la Commissione intende rifondere in un unico testo e migliorare la disciplina dei sistemi di certificazione di qualità esistenti, quali Dop, Igp (Reg. 510/2006), Stg (Reg. 509/2006) e “termini riservati facoltativi”, ossia quelle indicazioni facoltative di qualità che forniscono informazioni utili per comunicare ed esaltare  qualità specifiche degli alimenti, sempre più richieste dai consumatori (ad esempio "allevati all'aperto", “alimentato con”, “prima spremitura a freddo", ecc.).

In particolare, per le Dop e Igp è molto positivo che la Commissione abbia abbandonato l’idea iniziale di fonderle in una unica definizione e che abbia accolto il principio della “protezione ex-officio”, sollecitata dalla Coldiretti, che riconosce agli Stati membri  l’obbligo di mettere in atto azioni amministrative e giuridiche per prevenire o fermare l’uso improprio delle Dop e Igp.

Questo importante strumento potrebbe evitare in futuro un altro “caso Parmesan”, che, come si ricorderà, vide opposti la Commissione Europea alla Germania e che si concluse con una vittoria a metà, nel senso che la sentenza della Corte di Giustizia del 2008, pur riconoscendo che il termine configgeva con la Dop “Parmigiano Reggiano”, sancì che la legislazione non imponeva agli Stati membri di intervenire d'ufficio per proteggere le denominazioni sul loro territorio.

Anche per quanto riguarda le Specialità Tradizionali Garantite è positivo che la Commissione abbia desistito dal cancellarle, poiché vengono mantenute prevedendo alcune importanti modifiche, ossia la possibilità di registrare solo quelle che riguardano prodotti trasformati e con riserva del nome. Tuttavia, viene previsto un periodo transitorio fino al 2017 per quelle senza riserva di nome, come è il caso della Pizza napoletana Stg  e della Mozzarella Stg,  registrate senza uso riservato del nome.

Tra le altre disposizioni relative alle indicazioni geografiche risulta molto utile anche la prevista riduzione dei tempi per l’esame della domanda di registrazione da parte dei servizi comunitari. Inoltre, la Commissione europea ha predisposto una  linea guida per l’utilizzo di Dop e Igp come ingredienti di altri prodotti, con il giusto obiettivo di difenderne le reputazione contro etichettature improprie tali da indurre in inganno circa la composizione del prodotto finale e arrecare danni alla reputazione delle indicazioni  geografiche, obiettivo condiviso  da Coldiretti, che si preoccupa di promuovere il consumo delle Dop e Igp salvaguardando l’informazione trasparente al consumatore.

La seconda proposta di regolamento è volta a semplificare l'adozione, da parte della Commissione, di norme di  commercializzazione, inclusa la possibilità di estendere l'obbligo dell'indicazione in etichetta del luogo di produzione, in funzione delle specificità di ciascun settore agricolo. In tal senso, ai prodotti per i quali non esiste una norma di commercializzazione specifica verranno applicati i requisiti di base  e si auspica che ci sia una effettiva estensione dell'indicazione del luogo di produzione, poiché ciò va incontro alle esigenze dei consumatori in materia di trasparenza.

Infine, il pacchetto qualità prevede nuovi orientamenti sulle buone pratiche applicabili ai sistemi di certificazione volontaria, che potrebbe agevolare l’individuazione dei contenuti minimi per assicurare un buon sistema di qualità, credibile ed affidabile, considerato il notevole aumento che questi hanno avuto negli  ultimi anni (uno studio recente  della Commissione individua oltre 400 sistemi in vigore nell'Ue).

In conclusione, come ha sottolineato  lo stesso commissario per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Dacian Cioloş, "la forza della produzione agricola europea è data dalla sua diversità, dalle conoscenze tecniche degli agricoltori e dalle caratteristiche del suolo e dei territori di produzione".

In tal senso, il pacchetto qualità potrà costituire un primo passo verso la realizzazione di un settore agricolo più forte e più dinamico se sarà seguito da altre iniziative nelle quali sia assicurata la  possibilità di comunicare al consumatore in modo trasparente gli elementi di distintività della qualità dei prodotti italiani, come da tempo sostiene la Coldiretti: solo in questo modo sarà possibile, per le imprese agricole, combattere la crisi, la concorrenza mondiale e la concentrazione del potere contrattuale nel settore della distribuzione.

“La giusta azione di tutela delle denominazioni di origine – ha commentato la Coldiretti - non è tuttavia accompagnata da una analoga attenzione alla trasparenza dell’informazione sull’origine di tutti i prodotti con un sistema obbligatorio di etichettatura”.

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