il Punto Coldiretti

L’Ue stringe le maglie dei controlli sul cibo importato da paesi terzi

La Commissione europea sta lavorando alla pubblicazione, prima della fine del 2010, di un rapporto sui rischi dell’importazione di cibo da Paesi terzi. Eric Poudelet - direttore dell’unità per la sicurezza della filiera alimentare presso la Direzione generale della salute e della tutela del consumatore (Dg Sanco) - ha recentemente dichiarato che il rapporto si occuperà del nuovo sistema di orientamento dei controlli di frontiera introdotto lo scorso anno, basato sul rischio relativo sia al prodotto che al Paese di provenienza.

Con il nuovo sistema, l’Unione fissa - in un allegato al regolamento continuamente aggiornato - la percentuale di importazioni di un particolare prodotto (spesso frutta secca o spezie) da uno specifico Paese terzo che le postazioni di ispezione al confine degli Stati membri dovranno verificare. Le percentuali vengono stabilite in relazione all’esperienza maturata sulla base dei rapporti derivanti dal Sistema di Allerta Rapido per Alimenti e Mangimi europeo (Rasff), così come dai rapporti di ispezione effettuati dall’Ufficio sugli Alimenti e la Veterinaria della Commissione. L’ultimo aggiornamento risale al mese scorso.

Secondo Poudelet, le ispezioni sulle importazioni da Paesi terzi tendono a focalizzarsi sui prodotti “a rischio” come quelli di origine animale, i prodotti caseari o il miele, piuttosto che su beni considerati meno rischiosi come lo zucchero. Il rapporto è mirato ad aprire il dibattito sul sistema e dare la possibilità di discutere su come possa essere rafforzato, ma anche su come i posti di frontiera possano agire in migliore sinergia, soprattutto in quelle aree maggiormente trascurate perché ritenute mento rischiose.

Anche la Commissione Ue si è dichiarata interessata a valutare il triangolo fra rischio, prodotto e Paese di origine. Poudelet ha tenuto però a precisare che il rischio rappresentato da un particolare Paese d’origine era un “giudizio più politico che scientifico”e ha aggiunto rilevato come “alcuni paesi sono assolutamente sul nostro stesso piano, dal punto di vista dei controlli di sicurezza sul cibo, ma altri sono molto lontani da questi standard”.

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