il Punto Coldiretti

Arriva lo stop al pollo col trucco dall’Ucraina

Bene lo stop alle importazioni di pollo “con il trucco” dall’Ucraina che stava approfittando delle agevolazioni tariffarie Ue mettendo a rischio le produzioni nazionali e comunitarie. La decisione della Commissione europea arriva dopo l’allarme lanciato dalla Coldiretti sul trucco usato dagli ucraini per evitare di pagare dazi più alti su pezzi pregiati come il petto. In pratica attraverso un nuovo taglio composto da petto e ala chiamato “breast with cap in” e classificato come pollame generico, il prodotto ucraino passa i confini dell’Unione a tariffa zero per essere poi preparato e venduto invece come pregiato petto a ristoranti, mense e in altri canali industriali dove non c’è la possibilità per il consumatore finale di verificare l’origine o l’etichetta.

Uno stratagemma che ha favorito la concorrenza sleale agli allevatori italiani ed europei che affrontano costi di produzione maggiori e che nell’ultimo anno hanno subito il boom delle importazioni di carne di pollo dall’Ucraina cresciute del 53,7% nel solo 2018 superando le 123mila tonnellate. La Commissione Ue ha raggiunto un accordo con le autorità ucraine che elimina il rischio di importazioni potenzialmente illimitate di carne di pollame da quel Paese con la proposta al Consiglio dei ministri al commercio Ue di applicare l’intesa in via provvisoria già al termine della ratifica da parte dell'Ucraina.

In Italia  ci sono 18.500 allevamenti con una filiera che, con oltre 55mila addetti, comprende anche 400 stabilimenti per la produzione di mangimi, 174 macelli piccoli e grandi e oltre 500 stabilimenti per la trasformazione. L’Italia con oltre 1,3 milioni di tonnellate di carni avicole è uno dei principali produttori europei di pollame insieme a Germania, Spagna, Francia, Regno Unito e Polonia. La produzione italiana rende il Paese autosufficiente sul fronte dei consumi interni pari a oltre 20 chili pro capite e tutela la sovranità alimentare nazionale in questo comparto.

“In un momento di generale rallentamento dell’economia mondiale bisogna tutelare ancora di più produzioni e posti di lavoro – conclude il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – garantendo il rispetto delle regole, la trasparenza delle filiere e la correttezza degli scambi commerciali”.

 

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